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INTERVISTE LEASECREDI: CARLA, UNA GIOVANE INSEGNANTE

due ragazze che scrivono in un quaderno

Oggi affrontiamo una tematica molto importante: l’insegnamento. Per questo abbiamo deciso di intervistare una giovane insegnante e approfondire la tematica dell’istruzione in Sardegna. Infatti è una fase molto importante della crescita di ognuno di noi e di conseguenza della crescita della nostra società. Più siamo istruiti e più abbiamo la possibilità di evolvere la nostra società. Vi raccontiamo quindi la storia di Carla.

  Ciao Carla, benvenuta nel nostro blog. Presentati pure.

Mi chiamo Carla, ho 31 anni e la mia formazione è stata sempre orientata verso l’apprendimento delle lingue straniere. Ho frequentato la sezione sperimentale di lingua spagnola del mio liceo cittadino, ho conseguito la certificazione internazionale DELE C2 e ho poi proseguito gli studi presso la Facoltà di Lingue e Letterature Straniere di Cagliari, specializzandomi in spagnolo e inglese e dedicandomi anche per un breve periodo allo studio del russo e del portoghese. Durante gli anni universitari, sono stata socia attiva e ho ricoperto numerosi incarichi a livello nazionale e europeo presso l’associazione studentesca AEGEE, volta alla cittadinanza attiva dei giovani, anni d’immensa crescita personale e professionale. Nel 2015 ho conseguito il Dottorato in Studi Filologici e Letterari specializzandomi in letteratura spagnola. Attualmente, sono insegnante di spagnolo e di sostegno nella scuola pubblica e tutor presso l’Università degli Studi di Cagliari.

  Qual è il contesto in cui un giovane insegnante opera?

La conoscenza è un flusso in continuo movimento e io voglio partecipare a questo movimento. Entrare in classe, che sia in aula universitaria o scolastica, mi rende felice. Spesso lo sconforto prevale sulla gioia ma pensare di poter passare la mia vita a fare il lavoro che amo mi dà la forza per resistere e continuare a formarmi. A mio parere, un insegnante deve ricordarsi di essere una essere umano e approcciarsi agli studenti con empatia, senza screditarne gli sforzi ma incoraggiando ogni loro piccolo miglioramento: solo dando fiducia al prossimo si hanno risultati (e i ragazzi di oggi sono tremendamente soli e sfiduciati). Il pugno forte, poi, non deve mancare, ma senza esagerare! Pian piano saranno i tuoi studenti a darti rispetto se tu rispetterai loro. Le difficoltà in questo lavoro sono tante, in primis il precariato nel quale si ritrova l’intera categoria degli insegnanti. Da precaria di terza fascia, ad esempio, la mia formazione è ridotta e, come migliaia di aspiranti, sono ancora in attesa del FIT per l’abilitazione (l’ultimo TFA è risale al 2014).

  Qual è il modo di approcciarsi oggi all’insegnamento?

Un giovane insegnante deve avere tanta forza, determinazione e soprattutto la consapevolezza che il percorso che ha scelto è lungo e tortuoso. Se è vero che le cose belle si fanno attendere la stabilità lavorativa arriverà dopo tanti anni di studio e sacrifici. In Italia, quelli che dovrebbero essere i due grandi pilastri della società, la medicina e l’istruzione, sono relegati al margine dei piani di sviluppo socio-economico e l’istruzione, in particolare, non gode di quel valore che invece possiede in quanto mezzo di formazione della società civile. Non solo il fattore economico ma anche quello culturale incidono nel miglioramento della situazione attuale.

  Come si può migliorare questa situazione?

Sì al digitale e sì alle nuove competenze, come i progetti di ASL, ma solo se mirati a formare davvero i ragazzi, fatto che purtroppo non è constatabile. Credo che il digitale possa arricchire e completare la classica lezione frontale, un grande classico al quale non si può e non si deve rinunciare. I ragazzi, spesso, hanno poca fiducia in loro stessi: da qui, scarso rendimento, dispersione scolastica o, al contrario, forti stati d’ansia, competizione. L’insegnante deve essere anche un bravo psicologo, a volte basta solo ascoltarli. Aggiungo: Percorsi di abilitazione annuale, formazione continua, fondi. Spero di non assistere allo scempio dei 4 anni di liceo o all’accorpamento di elementari e medie.

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